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- RIAPRE IL CASTELLACCIO DI MONREALE, MONUMENTALE "SENTINELLA" NORMANNA -

2 novembre 2009

di Claudio Alessandri

Riapre al pubblico il Castellaccio di Monreale. Il Club Alpino ha deciso, dopo l’effettuazione di alcuni interventi indispensabili alla sicurezza ed alla stabilità delle strutture, opere finanziate dalla Regione Siciliana, di rendere il castello visitabile tutte le domeniche.
 
Il monumento si presenta, ai nostri giorni, sempre imponente, anche se “mutilato” in vari particolari architettonici che ne alterano il profilo originario, incredibilmente donando alla costruzione un alone di mistero e desiderio di conoscenza.

Da qualsiasi luogo ci si dovesse trovare in città, se si volge lo sguardo verso la catena di monti che a Sud chiudono Palermo dando vita allo splendore della “Conca d’Oro”, oggi opacizzato ma un tempo vivido e cantato dal viaggiatore e poeta arabo Ibn Gubayr (1184), scorgerà, inevitabilmente, in cima ad uno dei colli, una poderosa sagoma di forma quadrangolare grigiastra, qua e là irregolare nella struttura dei possenti bastioni diruti dai secoli dalla incuria umana, dal vento freddo del Maestrale proveniente da Nord e da Sud dal bruciante vento di Scirocco.

I turisti si chiederanno se si tratta di un fenomeno naturale, una formazione del colle dovuto al caso, ma non crediate che la gran parte dei palermitani ne sappiano qualcosa di più, eppure quella sagoma dall’aspetto arcigno faceva parte integrante di un vasto complesso monastico voluto dal re normanno Guglielmo II, unitamente al capolavoro ineguagliabile del Duomo di Monreale, siamo in presenza del Castello di Monreale, meglio conosciuto da tempo immemorabile con l’appellativo de “Il Castellaccio”, molto probabilmente per le sue tristi condizioni di conservazione che lo rendono ancor più poco attraente.

Sorge sulla cima di monte Caputo (766 m.). Secondo molti studiosi quella costruzione sorse sulle rovine di un preesistente abitato di origine musulmana. Il castello di Monreale, o castellaccio, venne dedicato a San Benedetto. Vari documenti lo destinano a luogo di riposo o di convalescenza per i monaci del vicino monastero di Monreale, è evidente comunque, dalle caratteristiche costruttive, che quell’edificio era destinato a fungere da baluardo e di avvistamento delle navi dei pirati saraceni che, periodicamente terrorizzavano e depredavano gli abitanti di Palermo e dei suoi dintorni.

La mole possente del “Castellaccio” non fu sufficiente a metterlo al riparo dalle lotte tra le fazioni che si contendevano il dominio della Sicilia. Nel 1370 l’esercito di Giovanni Chiaramente in lotta contro il forte nucleo Catalano, affiancato dai monaci monrealesi, causò seri danni alle strutture castellani. L’edificio era troppo importante e servire a prevenire eventuali attacchi improvvisi sia da Nord che da Sud, quindi divenne indispensabile un rapido ripristino dello stato originario, infatti le parti che avevano subito i danni vennero ricostruite rapidamente, questa attività particolarmente efficiente, risentì senza ombra di dubbio della pressante volontà di Papa Urbano V.

Il “Castellaccio” proseguì nella sua preziosa funzione di “poderosa sentinella”, tanto è vero che venne abitato dal re Martino I nel 1393 che si sentiva inattaccabile all’interno di quelle poderose mura. Poco dopo iniziò il degrado con il definitivo abbandono avvenuto nel secolo XVI. Il monumento iniziò la sua lenta, ma inesorabile decadenza che proseguì per molti secoli, fino al 1898 quando l’architetto Giuseppe Patricolo che tanta parte ebbe nel riportare alla luce moltissimi monumenti siciliani, si dedicò al restauro del “Castellaccio” nelle sue parti meno danneggiate ed arrestando, contemporaneamente, la fine rapida di quel luogo ricco di storia e di cultura.

Dopo l’intervento di ripristino il “Castellaccio” entrò nella proprietà del Club Alpino Siciliano che lo dedicò ad ospitare un rifugio montano. Lo stesso “Club” ha annunciato una iniziativa di immenso valore e per gli studiosi e per chiunque voglia vedere da vicino, comodamente, quell’imponente vestigia di un lontanissimo passato storico, vicinissimo alla cultura del popolo, una volta essere “rinato” dopo secoli di oblio. Oggi del castello residuano i muri d’ambito e le irregolari strutture delle sette torri, di varia elevazione, accentuando notevolmente l’aspetto militare della struttura.

L’edificio ha uno sviluppo rettangolare con alcune irregolarità ed ha uno sviluppo di metri 80 x 30, occupando una superficie di mq. 2295. Molto probabilmente la costruzione, all’origine, si sviluppava in due piani. L’interno mostra dei locali di dubbio uso, probabilmente luoghi di riposo per i monaci, sono allocati lungo i muri perimetrali e si raggiungono per mezzo di un corridoio, da questo si raggiunge un atrio circondato da portici che lo indicano quale chiostro dell’intero complesso monastico.

È ravvisabile quel minimo che residua di una chiesetta che si sviluppava su tre absidi, ovviamente con la centrale più elevata delle altre due. Ci auguriamo che questa vetusta costruzione conosciuta sino ad oggi quasi esclusivamente dagli appassionati escursionisti, ritrovi quei palpiti vitali che le sono stati sottratti per molti secoli; con la fabbrica troverà notevole giovamento l’interesse degli appassionati di botanica poiché quel luogo è un vero e proprio scrigno che racchiude una varietà incredibilmente varia di essenze floreali.

articolo del 2.11.09 siciliainformazioni

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