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- DOMENICO PURIFICATO: UNA MOSTRA A MILANO NEL 25 ANNIVERSARIO DELLA MORTE -

20 novembre 2009

di Claudio Alessandri

  Ancora oggi, a distanza di moltissimi anni, ricordo il mio primo incontro con il maestro Domenico Purificato e la sua splendida espressione artistica. Erano gli anni ’70 ed il maestro esponeva i suoi oli presso la Galleria d’Arte “La Robinia”, un luogo d’attrazione per artisti famosi, intellettuali altrettanto noti e di un pubblico di collezionisti o semplici, ma appassionati estimatori.

Quelli erano anni di grande fermento culturale per Palermo, non manifestazioni di carattere mondano, certo non mancavano neppure quelle, ma chi voleva godere di “vera” cultura, sapeva quali luoghi frequentare, dai salotti letterari discretamente esclusivi, alle Gallerie d’Arte che rappresentavano la meta ambita dei più importanti artisti nazionali ed internazionali.

Era il periodo “magico” di Renato Guttuso, di Bruno Caruso e di tanti altri che animavano il vivacissimo ambiente culturale della nostra città. I momenti magici, come tali, non sono destinati a durare in eterno, infatti, a poco a poco iniziarono i primi sintomi di un decadimento, non tanto legato al cedimento dell’impulso sempre vitale per la cultura, quanto per un fenomeno dovuto all’affievolirsi dell’interesse per la forma artistica figurativa che, per molti, aveva rappresentato più una moda distintiva che una vera e propria passione per l’arte in generale.
 

“I fogli” seriali che venivano venduti a migliaia ed a prezzi incredibilmente spropositati per allora e che avevano fatto la fortuna economica di molte “Gallerie”, non solo siciliane. Con l’avvento della riproduzione foto litografica ed i numerosi falsi che iniziarono a circolare, si verificò una tragica implosione, all’inizio poco avvertita, ma presto inarrestabile. Le “Gallerie” cominciarono ad abbandonare l’attività ed a una a una chiusero i battenti, la crisi non coinvolse solo le piccole e medie Gallerie, ma anche quelle famose, poche resistettero, anche la “Robinia” dopo un breve periodo di coraggiosa resistenza, dovette abbandonare, era finita un’epoca stupenda, i motivi tanti e forse sconosciuti. Ecco perché quando penso al primo incontro con il maestro Purificato, si ridestano in me tanti ricordi, le opere del grande maestro di Fondi, divennero per me l’ultimo palpito di una vita che rifiutava banalità e volgarità allora, nel tempo, subentrò in me la rassegnazione, ma il ricordo permane come tutto ciò che si è perduto nella bellezza.

Ed ecco, a richiamarmi alla realtà, nel venticinquesimo anno della sua scomparsa l’Accademia di Belle Arti di Brera rende omaggio ad uno dei maggiori interpreti del neorealismo pittorico del novecento: Domenico Purificato. Nacque a Fondi (Latina) il 14 marzo del 1915 tutta la sua vita artistica è segnata da una forte complicità amorosa con la sua terra, una attrazione viscerale che lo ispirerà e non abbandonerà mai nel lungo arco della sua carriera.

Trasferitosi a Roma all’età di 18 anni grazie all’interessamento del poeta Libero De Libero approdò negli ambienti artistici della capitale dove trovò molti intellettuali come Giuseppe De Santis, Leopoldo Savona, Michele Santantonio, i quali avevano scelto la capitale come riferimento professionale della loro vita. L’esordio artistico avvenne, giovanissimo, alla Gallena “La Cometa” della Contessa Pecci-Blumt. Purificato ha fatto della sua pittura uno stile identificativo nel quale i personaggi, i paesaggi sono veri, liberi da qualsiasi simbolismo e trasfigurazione. Oltre a coltivare l’interesse per la pittura si interessò al cinema e alle arti sceniche che lo portarono a realizzare scenografie teatrali, televisive e cinematografiche.

La sua pittura venne proiettata principalmente sul volto malinconico femminile, volti pensosi, avvolti in lunghi scialli ricamati, caratteristici delle donne dell’agro laziale. Non vi è mediazione nell’arte di Purificato, vi è un filo conduttore che attraversa tutta la sua carriera artistica non cedendo mai a tentazioni ne a farsi influenzare da mode e stili effimeri.

La mostra milanese consta di trenta fogli scelti fra quelli realizzati tra il 1960 e il 1984 tra chine, sanguigne, tempere e tecniche miste dove i temi ricorrenti sono i volti di donna, le coppie di fidanzati, figure di apostoli e di cardinali, galli, gabbiani, fino alle diverse rappresentazioni di Pulcinella, personaggio caro all’artista, perché sintetizza compiutamente, eleggendolo ad emblema, la sua sintesi espressiva. L’impegno artistico di Purificato è rappresentato anche a diversi saggi sulla storia della pittura e da testimonianze autobiografiche come i “colori di Roma nel 1967”, libro di ricordi dove sono raccolte le esperienze vissute nell’ambito romano. Importante fu anche la sua attività didattica come docente di pittura all’Accademia di Belle Arti a Milano che diresse dal 1972 al 1980.

In veste di scultore, realizzò il monumento ai “Caduti” di guerra di Fondi. Domenico Purificato ci ha lasciati nel 1984 mentre si trovava a Roma.

articolo del 20.11.09 italiainformazioni

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