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- IL COLEOTTERO DI JUNGER


 Può un coleottero, per quanto bello, ispirare un poeta?

A quanto pare si, se questo “essere” dotato di orrida bellezza, risveglia nel poeta il ricordo dei suoi luoghi natii, richiamando dal profondo dell’anima visioni di un tempo obliato, ma sempre agognato alla fine di un sonno durato anni di dolorosa lontananza.

Per comprendere meglio i senso del nostro iniziale interrogativo e del nostro assenso, è bene fare una breve storia di questa affascinante creatura, riscoperta visivamente dal romanziere  tedesco Junger, parecchi anni fa, e poeticamente, recentemente immortalata da Aldo Gerbino.

Il 25 aprile del 1929, nei pressi di Caronia, sul versante boscoso dei Nebrodi, Ernst Junger entra in “contatto” con il coleottero “capnodis reale”, Junger rimase folgorato da quella bellissima rarità biologica e così la descrive: “era il grande capnodis reale una bupestre simile nella forma ad una barca appiattita, nero bronzina,con delicate screziature bianche; un animale concepito per vivere sotto un sole più ardente del nostro. Lo guardavo con commozione, perché sin da ragazzo lo avevo incontrato nelle collezioni del museo di Hannover, nel Maschpark, chiedendomi se  mai una volta nella vita avrei ritrovato nel suo ambiente questo gioiello volante  - “ora lo tenevo in mano”.

Un sogno che si realizza quindi; ma una improvvisa ricchezza, non una affermazione gratificante, ma un umile coleottero che per Junger assume il significato di ritorno a ritroso nel tempo, non all’effimera giovinezza, ma ad una riscoperta biologicamente sperata, serrata nel più intimo del suo animo, il profumo snervante di una presenza nebulosa e, adesso, tattilmente godibile.

Aldo Gerbino nella sua ultima fatica letteraria, “Il coleottero di Junger” raccoglie il “delicato aroma”, in versi gentili, ma incisivi, alla riscoperta di un mondo che tende a scomparire sotto le percosse di una umanità votata, per ottusa scelta, alla distruzione , alla dissoluzione di tutto.

Quello di Gerbino è un canto libero e liberatorio a contrapporsi all’avanzate barbarie ed è con questo spirito di rivalsa sul “nulla istituzionalizzato” che il Comune di Cinisi, percorrendo la disagevole strada di un impegno culturale fortemente perseguito,ospita questa collettiva di 29 artisti che, ispirati dal “coleottero di Junger” hanno dato vita ad opere che, pur nella variegata potenzialità, hanno celebrato una creatura visibilmente umile, ma preziosa testimonianza di una “immortalità” irridente l’effimero umano.

La mostra, già ospitata in precedenza dalla Galleria palermitana “Studio ‘71”, ha gettato le basi in una collaborazione fra pubblico e privato, nel campo artistico, sempre auspicata ma mai posta in essere nell’evidente contrasto tra il “fare cultura”, nel senso più nobile del termine, ed iniziative squisitamente commerciali che raramente offrono, disinteressatamente al visitatore la possibilità di godere del genio creativo degli artisti quale bene universale, non quantificabile né, tanto meno monetizzabile.

Cinisi quindi, ma … spero presto, non solo Cinisi!
          Claudio Alessandri 

- IL COLEOTTERO DI JUNGER