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- A ROMA ESPOSTA L'ICONA DI SAN NICOLA TIS STèGIS -

24 giugno 2009

di Claudio Alessandri

I continui scambi commerciali che già nel medioevo si svolgevano intensi fra Italia e l’intero impero bizantino, comportarono inevitabilmente dei proficui contatti culturali, e sia l’occidente che l’oriente ne beneficiarono enormemente.

Nel caso specifico ci interessiamo all’Icona Grande di San Nicola tis Stegis appunto risalente al XIII sec., che è tornata all’originario splendore grazie all’opera ineccepibile di restauro eseguito dall’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro di Roma.

La grande (203 x 158) e splendida Icona è giunta nella Città Eterna, proprio grazie alla meritoria opera di collaborazione fra l’isola di Cipro ed il nostro Paese; l’Icona proviene dall’omonima chiesa di Kakopetrià che si trova a Sud Ovest della capitale cipriota, dalla quale è stata prelevata per ragioni di sicurezza e trasportata presso il museo di opere bizantine della città e da questa è stata trasportata a Roma per essere sottoposta alle cure specializzate dai restauratori capitolini.

Le icone che noi conosciamo, piccole e grandi, rare per la verità queste ultime, venivano dipinte su robusti supporti lignei adeguatamente preparate per accogliere e conservare gli splendidi disegni, dal grande valore simbolico, nel corso dei secoli, almeno questa era la tecnica diffusa nell’intero Oriente.

Ma l’Icona proveniente da Cipro si caratterizza per un dato tecnico di notevole importanza; la tavola lignea di base è stata ricoperta con della tela saldamente fissata con della colla di natura animale, probabilmente di coniglio, ancora oggi largamente utilizzata nonostante la grande diffusione di collanti di origine chimica, indubbiamente a buon mercato, ma molto lontani dalla resa delle colle di origine animale.

Il particolare della tela, oltre a segnare un mutamento significativo rispetto alla tecnica affermatesi nei secoli, conduce con se una inevitabile riflessione, quel particolare ci indica in modo inequivocabile l’ingresso delle tecniche artistiche dell’Occidente in Oriente come, d'altronde la stessa iconografia riscontrabile nella figura del Santo ed in modo significativo nella tecnica esecutiva che illustra i vari episodi della vita di San Nicola, è evidente l’influenza degli ambienti culturali di Cipro e la multiculturalità dell’isola nel XIII secolo.

In quel periodo in tutta Cipro esisteva una importante collaborazione nell’ambiente culturale fra la maggioranza greca e le minoranze latino-cipriote e sirio-cipriote, quindi lo sbocciare di una espressione artistica che andasse incontro alle esigenze religiose di una popolazione di etnie diverse.

Di contro, in Occidente giungevano queste nuove tendenze grazie ai frequenti scambi fra le due sponde dell’Adriatico; un esempio lampante lo troviamo a Gravina di Puglia dove nella locale chiesa la cui cripta dedicata a San Vito è stata affrescata nel XIII – XIV secolo da artisti che avevano acquisito e profondamente condiviso le tecniche cipriote, dopo avere soggiornato e prestato la loro opera su quell’isola.

La Icona, eccezionale per innumerevoli ragioni, terminato il restauro, è stata esposta al Museo Nazionale di Palazzo Venezia. L’opera è ampiamente illustrata da una serie di pannelli esplicativi delle varie fasi del restauro, una esaustiva storia del Museo Bizantino ed i preziosi scambi culturali intercorsi tra Cipro e Italia che hanno consentito, tra l’altro, l’attuale importantissima iniziativa.

Durante la mostra verrà esposta l’Icona con le identiche caratteristiche di quella di S. Nicola, riproducente la Madonna dei carmelitani, eseguita per la chiesa di San Cassiano a Nicosia, che ha trovato ricovero nello stesso museo ed attribuita alla stessa “bottega” della prima. A dimostrazione dei frequentissimi contatti, non solo commerciali, fra l’Occidente ed l’Oriente, nel prezioso catalogo realizzato per storicizzare l’evento, viene sottolineato lo stretto legame fra l’Icona raffigurante il “cipriota” San Nicola, altre opere similari custodite presso il Museo Nazionale del Polo Nazionale della città di Roma e più precisamente presso Palazzo Venezia, Palazzo Barberini e Palazzo Corsini.

Queste altre opere mostrano una stupefacente attinenza con le opere di stile bizantino o, per lo meno, influenzate dalla “vicinanza” artistico con Bisanzio
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articolo del 24/6/98 italiainformazioni

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