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- ENNIO CALABRIA E IL SOGNO DELLA REALTA' - DA SABATO 29 NOVEMBRE A LI ART DI PALERMO -

28 novembre 2008

di Claudio Alessandri

articolo dele 28.11.2008 siciliainformazioni

La Galleria Li Art di Palermo, ha inaugurato la personale del pittore Ennio Calabria, un’artista da molti anni presente nel difficile e controverso mondo dell’arte contemporanea, in Italia e in tutto il mondo.

Nell’osservare le opere di questo straordinario artista, non posso sottrarmi ad una sensazione di disagio dettato dal ricordo irritante di una concezione mercantile dell’intelletto e del genio umano. Non tutti ricorderanno che all’emergere nel mondo artistico di Ennio Calabria, alcuni critici lo definirono l’erede naturale di Renato Guttuso, non per caratteristiche stilistiche, ma molto più prosaicamente perché il giovane Calabria godeva di grande considerazione nella sinistra politica di quegli anni. Adesso, nell’ammirare le opere di questo dotassimo artista, mi vien fatto di pensare che coloro che assegnavano a Calabria un fulgido futuro per appartenenza politica, stavano commettendo un errore madornale che avrebbe potuto nuocere in modo grave e non giovare al futuro artistico di un pittore mortificato nel valore reale, intrinseco del suo “fare arte”.

Fortunatamente Ennio Calabria superò, grazie unicamente al suo genio, l’umiliante inchino alle “forche caudine” e dimostrando grande personalità ha proseguito il suo cammino, certamente non agevole, ma confortato dalla consapevolezza che ogni piccolo o grande passo verso il successo, era di sua esclusiva competenza, l’orgoglio di un’artista che rifiuta con sdegno la stimmate del “bambino immaturo condotto per mano ad impedire passi incerti, causa cadute rovinose”. Ogni opera di Ennio Calabria va osservata oltre l’apparenza, deve essere esaminata per cogliere e leggere i messaggi in apparenza occultati dal prevalere della bellezza, compositiva e cromatica, dello stesso dipinto.

Una osservazione superficiale mortificherebbe, prima di tutti, lo stesso artista che ha trasfuso nelle sue opere, non solo il suo genio artistico, ma anche la commozione di un’anima pervasa dai sentimenti più nobili, quei dipinti sono racconti articolati e ricchi di ricordi commuoventi, esaltanti o irritanti, in ogni caso “ricordi”, il tornare a momenti della vita apparentemente obliati e che, adesso, riemergono da un lontano passato, ricordandoci che si può ovviare alla dimenticanza con il ricordo destato dall’armonia di un dipinto, un suggerimento colorato che va molto più lontano dell’immediato, fuggevole, godimento visivo. Adesso allontaniamo ogni sensazione di realtà sognata, incorporea ed ingannevole, il mondo di Calabria è reale, e per quanto possa sembrare forzata la nostra affermazione, tutti i suoi dipinti sono ancorati saldamente al reale. Un artificio consentito dalla tecnica che non ha l’acre odore del compromesso, ma la dimostrazione di come una tendenza pittorica non significhi necessariamente pavida accettazione di un mondo artistico nobile, ma che non deve e non può essere immutabile, caratteristica che generalmente tende a nascondere, il più delle volte, pochezza di fantasia ed ispirazione isterilita.

Su chi ricadrà l’inganno, sul fruitare dell’opera o sull’artista? La risposta dovrebbe apparire scontata, ma in ogni epoca si è assistito a metamorfosi inconcepibili, eppure sedimentate nel tempo sulle menti e l’anima fino alla naturale estinzione di ogni anelito di libertà nell’arte e, quindi, nella fantasia.

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