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- L'INCANTO DELL'AFFRESCO A RAVENNA: DA POMPEI A GIOTTO, DA CORREGGIO A TIEPOLO.

15 febbraio 2014

di anna scorsone alessandri

   Dal 16 febbraio al 15 giugno 2014 il Mar-Museo d’Arte della città di Ravenna presenta la mostra: “L’incanto dell’affresco”. Capolavori strappati da Pompei a Giotto, da Correggio a Tiepolo. La mostra è stata realizzata grazie al sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna ed è curata da Claudio Spadoni, direttore scientifico del Mar e da Luca Ciancabilla, ricercatore del Dipartimento dei Beni Culturali dell’Università di Bologna (sede di Ravenna).

L’esposizione raccoglie una selezione di 110 opere e si divide in sei sezioni, ordinate secondo un indirizzo storico-cronologico: dai primi masselli cinque-seicenteschi, ai trasporti settecenteschi, compresi quelli provenienti da Pompei ed Ercolano, agli strappi ottocenteschi, fino alle sinopie staccate negli anni Sessanta del Novecento.
La mostra dedicata quindi non tanto all’affresco in sé quanto alla pratica e alla ricerca del distacco o strappo dell’affresco stesso. Così mentre nelle appena riscoperte Ercolano e Pompei si trasportavano su nuovo supporto e quindi al Museo di Portici le più belle pitture murali dell’antichità, nel resto d’Italia si diffondeva la rivoluzione dello strappo che consentì di mettere al sicuro numerosissimi capolavori della pittura italiana.
Nulla sarebbe stato come prima. Da quel momento in poi e fino al XIX secolo un gran numero di capolavori della pittura italiana furono strappati, staccati dalle pareti dei palazzi pubblici e privati, dalle volte delle chiese, dalle cappelle che le accoglievano da secoli per essere trasportati in luoghi più sicuri e in molti casi su un supporto diverso, ma anche esempi di masselli, ovvero porzioni di pittura murale staccata assieme al muro, o una sezione del muro, a cui apparteneva.
Andrea del Castagno Bramante, Garofano, Bernardino Luini, Pellegrino Tibaldi, Veronese, Guercino, Ludovico e Annibale Carracci, Girolamo Romanino, Correggio, Guido Reni, Giulio Romano, Domenichino, Moretto e Niccolò dell’Abate: tutti grandi maestri dell’arte italiana del Settecento e la fine del XIX secolo furono oggetto delle attenzioni degli estrattisti (cioè una tendenza artistica che attraversa varie correnti e, si sviluppa sulle tracce lasciate dalla storia dell’arte nel corso dei secoli).
È una mostra che solleva anche una questione dibattuta da secoli sull’opportunità degli stacchi, praticati non sempre per inevitabile necessità di scongiurare la perdita certa. In molti casi, e soprattutto a partire dalla metà dell’Ottocento con l’esplosione del mercato collezionistico americano, lo strappo assecondò da un lato gli appetiti dei collezionisti ma dall’altro ansie patrizie o ecclesiali di liquidità col risultato di far uscire dal nostro Paese un gran numero di affreschi stracciati e trasformati in quadri.

Le operazioni di distacco risalgono ai tempi di Vitruvio e di Plinio, secondo una tecnica che prevedeva appunto la rimozione delle opere insieme a tutto l’intonaco e il muro che le ospitava, permettendo di portare a Roma le opere conquistate in territorio straniero. Successivamente, nel Rinascimento la pratica tornò in auge con lo scopo di lasciare a chi verrà dopo porzioni di affreschi che altrimenti sarebbero andate perdute. Così, fra il XVI e il XVII secolo vennero trasferite la Maddalena piangente di Ercole di Roberti della Pinacoteca Nazionale di Bologna, Il gruppo di angioletti di Melozzo da Forlì dei Musei Vaticani, La Madonna della Mani del Pinturicchio, opere queste presenti in mostra.

Ma la vera stagione degli stacchi conoscerà la sua più fortunata stagione nel secolo scorso, precisamente nel dopoguerra, in quanto dopo l’enorme quantità di bombardamenti che colpirono la nostra penisola, partì la più grande conservazione di opere proprio grazie alla tecnica dello strappo. Per evitare che in futuro potessero reiterarsi danni irreparabili come quelli di Mantenga a Padova, Tiepolo a Vicenza, Buffalmacco e Benozzo Gozzoli a Pisa. Prese quindi avvio la cosiddetta “stagione degli stacchi” e della “caccia alle sinopie”, i disegni preparatori che i maestri tre-quattrocenteschi avevano lasciato a modo di traccia sotto gli intonaci. Grazie a questa rivoluzionaria tecnica, ora è possibile godere delle opere degli artisti più importanti di sempre all’interno dei musei di tutto il mondo, proprio come avrà luogo per quattro mesi al Museo del Mar di Ravenna.
Per questa mostra sono arrivati anche grandi complimenti dal critico Vittorio Sgarbi che l’ha definito: esaltante, assolutamente sorprendente sono alcuni degli aggettivi per descrivere la mostra. Per il critico si tratta una mostra “intelligente” che è riuscita a riunire tutti i più grandi artisti italiani dando all’esposizione un respiro europeo: insomma, un gran bel passo verso il titolo di Capitale europea della cultura.
 
Museo d’Arte della Città - MAR
Via Roma 16 – Ravenna dal 16 febbraio al 15 giugno 2014
Ingresso: intero: 9 €, ridotto: 7 €, studenti Accademia e Università, insegnanti 4 €. 
http://www.italiainformazioni.com/italia-informazi oni/69890/lincanto-dellaffresco-a-ravenna

- L'INCANTO DELL'AFFRESCO A RAVENNA: DA POMPEI A GIOTTO, DA CORREGGIO A TIEPOLO.